"Spinoza diceva che chi detiene il potere ha bisogno che le persone siano affette da tristezza. Noi invece siamo qui per portare un po' di gioia". Così, da dietro le quinte, Vasco apre il suo concerto nella seconda serata all'Arechi di Salerno. Il pubblico lo acclama, lo osanna, lo reclama a gran voce, fremendo nell'attesa di quel ritmo violento che scalda il sangue nelle vene e libera l'adrenalina.
Parte la carrellata dei nuovi successi e poi i vecchi: quelli che tutti cantano e gridano con tutta la voce.
Piccole pillole dei primi testi e poi ancora successi e ritmi possenti fino alle note di Rewind. Vasco è un fiume in piena che non resiste ad argini e sversa nel mare di folla tutta la grinta, la carica e la voglia di vivere di cui è capace. Le voci si uniscono alla sua e diventano grida quando lo "scorrimento lento" culmina nel bacio dei pollici e degli indici. E' li che stringi la donna che ti sta accanto e la guardi negli occhi aspettando di poterle gridare "fammi godere".
Piccole pause ma è ancora musica. Musica e politica, musica e ideali, musica e amore, musica e momenti di vita, fino al saluto all'amico Riva: ancora musica, musica e amicizia.
Ancora piccole pause, ma Vasco non è stanco. Ritorna sul palco. Canta, grida, salta, corre e poi saluta con le note del suo grande successo "Albachiara" andando via quasi tutto nudo.
Questo è Vasco, se viva per cantare o canti per vivere non importa. "E' tutto un'equilibrio sopra la follia". Trasmette emozioni, trasmette voglia di vivere, "porta gioia".
Ad un suo concerto vale la pena di assistere, almeno una volta nella vita. E anche se "la vita è un brivido che vola via", io, questo brivido, lo sento ancora sotto pelle.
Grazie Vasco
